Parigi, 26 maggio

Oggi avrei voluto raccontare della cena al ristorante cinese (tradizionale) di ieri sera. Di come ognuno possa ordinare quello che vuole, ma poi tutto venga servito in mezzo al tavolo e spartito dai commensali. Mi sarebbe piaciuto scrivere che tutto sommato sono abbastanza destro con le bacchette, ma che riuscire a mangiare il Tofu fresco è un’impresa degna del Maestro Miyagi: bisogna tenerlo abbastanza stretto perché scivola, ma non troppo altrimenti si spezza in pezzi troppo piccoli da essere raccolti, e che, essendo quasi tutti i presenti cinesi, almeno potevo imprecare beatamente quando succedeva.

Meno che mai avrei voluto parlare di politica.

Però dé, te le levano dalle mani.

Nella manovra di questi giorni, quella in cui i parlamentare per dare il buon esempio si toglie qualche spicciolo di tasca, è previsto il blocco degli scatti di anzianità per i dipendenti pubblici. Quindi un neoricercatore, dopo anni di precariato, resta con uno stipendio di circa mille euro al mese fino a nuovo ordine. Prima almeno nel giro di tre anni poteva aspirare ad un salario accettabile.

Quando ho letto la notizia mi è ribollito il sangue. Non per i soldi, per la dignità del lavoro. Io ho sempre pensato di contribuire, magari in piccolissima parte, allo sviluppo del mio paese.Invece, quotidianamente, il mio paese mi fa capire che sono una persona non gradita. Che a me si preferiscono i grandi evasori che riportano in Italia il bottino pagando il 5%.

Bastrebbe poco: il sindaco di Parigi ogni anno organizza un ricevimento in onore dei ricercatori e dottorandi stranieri. Non una cosa memorabile, ma un segnale di apprezzamento. In Italia manco al sindaco del paese importa niente.

Questa è la volta buona che passo il confine.

Sono dei farabutti.

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~ di gipo su 2010.

Una Risposta to “Parigi, 26 maggio”

  1. Un ultim’ora (ancora non confermata) dice che fra gli enti inutili ci sarebbe pure l’isitituto nazionale di alta matematica (INDAM). Per fare un esempio, ogni anno questo ente dava ai post doc (che non hanno accesso ai fondi di ricerca) la possibilità di avere borse integrative per poter fare trasferte all’estero. Proprio una di queste borse mi aveva permesso di stare a Parigi tre anni fa.
    Continiuamo così. Facciamoci del male.

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