Italia, 23 ottobre

Non è colpa mia se non trovo lavoro, se non mi faccio una famiglia, se abito con i miei.*
E non voglio sentirmi dire che certe cose le devo guadagnare da chi le stesse cose le ha avuto pagando meno della metà di quello che mi viene chiesto.**

Colpe le ha la generazione che da prima che nascessi occupa tutti i posti di potere, e dopo aver dilapidato le proprie risorse ha banchettato allegramente anche con quelle della mia generazione.

E adesso pretende che io paghi il conto.

No, I would prefer not to.
Se non siete capaci di rimediare alla situazione che avete creato, andatevene.
Subito.

O almeno, abbiate il buon gusto di tacere.***

————–

*in realtà negli ultimi anni due cose su tre le ho sistemate. Per la terza prima o poi mi metterò d’impegno, lo prometto. Ma il discorso è a titolo generale

**lo so, mi ero ripromesso di non parlare di politica, ma delle volte te le levano dalle mani. A breve, fortunatamente, si ricomincia a viaggiare.

***e comunque, choosy sarà tu ma’, vestita da pirata (e a chi capisce che c’entrino i pirati, si faccia un giro a livorno, e chieda in giro)

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~ di gipo su 2012.

13 Risposte to “Italia, 23 ottobre”

  1. non posso cliccare più volte su “ailaic”, altrimenti lo farei… concordo in pieno con le tue parole (pirateria inclusa, ma qui si gioca facile!) Mettici pure la discriminante sessista e siamo a cavallo. Altro che lavoro, casa e famiglia…

    • Grazie! ma veramente certe cose mi fanno chiudere la vena…
      soprattutto guardando a quando avevo venticinque anni. Sai che quasi ci credevo che fosse colpa mia?
      Fra l’altro, ho scoperto che la buona elsa ha pure la delega alle pari opportunità. E quindi, anche sulla discriminante sessista…

      • Se non fossi (stupidamente?) attaccata alle mie radici prenderei in seria considerazione l’emigrazione in un paese civile!

        • no, non stupidamente.
          andare all’estero è complicato
          e dovrebbe essere una scelta, non un obbligo.
          o vogliamo dire che i siciliani nel 900 hanno scelto di emigrare?
          (il ragionamento è lo stesso, in fondo…)

  2. il mio punto di vista è leggermente in disaccordo con il tuo. Premesso che secondo me la frase è quantomeno infelice (per non dire di peggio) secondo me il discorso di fondo non è del tutto sbagliato. Nelle classi in cui insegni ti lamenti che le persone vogliono la “pappa pronta”, le domande del compito precise come quelle che hai dato come esempio, la possibilità di fare lo scritto o l’orale ogni volta che vogliono o cose simili. Beh, alcune di queste persone poi escono dall’università e se non trovano lavoro sotto casa, superpagato, e nel campo che dicono loro si lamentano pure.

    Ti faccio un esempio pratico: nel campo in cui mi sono laureata ci sono davvero tanti tanti problemi, non ci sono soldi, non ci sono posti di lavoro, non c’è possibilità di far nulla. Quattro anni fa venni a sapere di un posto di dottorato in Germania su un progetto molto interessante, in un istituto molto importante, pagato 1600 euro al mese netti, senza obbligo di sapere il tedesco. Ho mandato l’informazione a tutti i miei amici, alla mailing list a cui ero iscritta, a due o tre docenti nel campo, e ho la certezza di aver raggiunto almeno 300 persone. Non è stato inviato nessun curriculum dall’Italia, e hanno preso una persona di un altro paese.
    Le stesse persone che quattro anni fa hanno ricevuto la mia mail adesso si lamentano che non sanno cosa fare, che non hanno una lira, che poverini loro sono rimasti in Italia e non hanno niente e io che “me la spasso in giro per il mondo” sono fortunata. Beh, comodo fare così, non credi?

    Io non credo che il Ministro si riferisse a te, a Goldie o a me. Io credo che si riferisse alla tanta gente (perché almeno fra quelli che conosco io ce n’è tanta) che non accetta di fare sacrifici e poi si lamenta di non avere niente in mano.

    Ciò non toglie che il Ministro doveva evitare di dire una cosa del genere.

    P.S. Scusa il papiro

    • è innegabile che ci siano persone “comode” tra i giovani, che vogliono il lavoro della vita, anzi magari solo lo stipendio della vita, e pure sotto casa.
      (e sinceramente, a chi dice che sei fortunata a “girare il mondo” io risponderei seccamente -facciamo a cambio?-)

      Però il punto è che la generazione dei 20-40enni è stata semplicemente dimenticata. Nessuno di noi, o una piccolissima parte, ha trovato posizioni di prestigio. Indipendentemente dal merito.

      Ti faccio un esempio. Tante volte ad un concorso universitario ti senti dire: non bastano 15 pubblicazioni, lui ne ha 20. Questo da un ordinario che ne ha 5. Allora c’è un problema. Siccome 15 lavori sono sufficienti ad avere un posto da ricercatore, da che mondo e mondo, se non vengo selezionato, il problema non è il mio, è di chi non permette l’accesso al mondo del lavoro a chi ne ha le capacità.
      Quindi, nel caso specifico quello che dovrebbe succedere è che il tipo con 20 pubblicazioni diventa professore, io ricercatore e l’ordinario se ne va senza tanti complimenti.

      Purtroppo discorsi come quello della fornero (ma anche padoa schioppa o martone jr) prendono un aspetto della realtà sicuramente presente, e lo usano per convincere i giovani che è colpa loro se non trovano lavoro (e funziona, per tanto tempo mi sono sentito inadeguato a trovare un posto all’università. E anzi, l’ho trovato quando ho iniziato a crederci)

      Questo è inaccettabile, secondo me, specialmente perché proprio chi fa questi discorsi è chiamato a risolvere i problemi in questione.

      • ps1: chi di papiro ferisce 😉
        ps2: i miei studenti che vogliono la pappa pronta non escono dall’università: non li passo 😉

  3. Non so, forse è una caratteristica mia personale o della mia generazione (leggermente più giovane della tua) ma io non mi sono mai sentita in colpa o inadeguata perché non ho trovato (o non troverei) lavoro in Italia. Purtroppo le regole sono spesso sbagliate e non sempre il merito è premiato (ma credo che tu sappia che ad esempio riguardo al numero di pubblicazioni la situazione è cambiata negli ultimissimi tempi e mi sembra che il sistema attuale sia più corretto).
    Io credo che nel caso della Fornero qualcosa sia stato tentato per cambiare la situazione. Inoltre temo che il nostro stato di difficoltà ci porti a avere la coda di paglia (e anche qui parlo per esperienza personale), per cui ognuno di noi teme in fondo in fondo che sia colpa sua se le cose stanno come stanno, quindi le esternazioni tipo queste, fondamentalmente corrette, tendano ad essere viste come insulti personali.

    E comunque a volte mi sa che al posto di rispondere “vuoi fare a cambio” è meglio dire “eh si, io si che sono fortunata a fare la bella vita fra Londra Parigi e Francoforte, mentre tu, poverino, mi fai proprio pena con la tua piccola vita priva di alcunché di interessante. Del resto sai, essere sfigati è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo, ed è successo a te. Scusa ma ora mi aspetta l’aereo per Parigi, devo andare a fare un po’ di shopping, a presto, eh…”

    • michi, sei un geniaccio! la risposta è grandiosa! (ma sei sicura che la capiscano? 😉 )
      e si, il sistema attuale è enormemente lontano dalla perfezione (anzi, forse anche dalla sufficienza) ma è un passo nella direzione giusta.
      infatti ti farei sentire che discorsi avvelenati sugli indici bibliometrici che girano in zona!

  4. beh, io come forse sapete butto il sangue su una tesi che non avrebbe ragione di esistere e chi mi dirige non ha neanche il dottorato (e si vede, non ho bisogno di dirlo)… cio’ pero’ non le impedisce di essere ordinario, di andarsene in giro per il mondo mentre i suoi dottorandi fanno lezione al posto suo (non io per fortuna) e di farsi rimborsare dall’università in cui lavora pure i bagni termali, facendoli figurare nella nota-spese convegni… e non ti vuoi incazzare?
    poi Michi, mi trovi d’accordissimo con te sui “bamboccioni” (perché ci sono, non neghiamolo).
    Gipo, vieni a Parigi, ti incazzi di meno… 😉

  5. Se permettete dico la mia. La mia, di donna che non ha un lavoro nelle università, esponente quindi di quella maggioranza che non viene MAI considerata.
    La mia generazione (sono dell’81) non è tutta dedita alla ricerca universitaria o nulla. Ci sono una quantità abnorme di giovani che fanno altri lavori, e che prima di accedere al loro si accontentano di lavori assurdi, svolti x pochi spiccioli.
    E’ di questa classe di persone che i ministri, quella del lavoro in particolare, dovrebbero aver rispetto!!! Senza se e senza ma!!!
    I lavori che ho fatto io una come Fornero (e Brunetta e Monti e Martone, e i loro sorapis) non li ha mai neppure lontanamente presi in considerazione, bon x lei!
    Io invece, che il papi che paga non l’ho voluto scomodare, mi sono trovata:
    – A un semaforo inquinatissimo a censire i camion
    – A vendemmiare fra fango e insetti, talvolta sotto la pioggia
    – In diversi negozi ad accontentare sciure esigenti
    – Chiusa in una porta a vetri da un ragazzino schizofrenico
    – A spalmare la vagisil sulla vagina infiammata di una disabile
    – A pulire culi, bagni, fave, piedi, dentiere, gabinetti, vomiti, pipì addosso, in una comunità
    – A fronteggiare un bambino viziato di cui ero la babysitter che mi minacciava con un coltello da cucina “Io con questo coltello ti c’ammazzo”
    E in molte altre situazioni gradevoli, che ora non mi vengono in mente.
    E’ interessante anche sapere la remunerazione. Nei miei primi mesi milanesi guadagnavo 300 euro. X fare la spesa facevo le ripetizioni.
    Ecco. Ora, finalmente, faccio il lavoro che voglio, guadagno una miseria ma almeno posso millantare un lavoro artistico he mi da tante soddisfazioni. E che non ho voglia di abbandonare, anche se non sempre arrivo a fine mese.
    Prima di sentirmi rinfacciare che soo troppo choosy, cara ministra fornero, CI VADA LEI A FARE QUELLO CHE IO HO FATTO. Poi me lo sa ridire.

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