Padule, 19 marzo

Due giorni di pioggia battente e un argine rotto hanno riportato il padule all’aspetto di qualche secolo fa.
Un lago che parte da Orentano, fino a Bientina, tagliato in due dalla strada.
Dove andavo a fare franella* da giovane ci sono due metri d’acqua.
Anatre e aironi sembrano gradire la novità. Dal numero, direi che stanno organizzando una bella festa.

Il lago, il sole che fa capolino dal compitese, il vento che increspa l’acqua.
Lo spettacolo è impressionante.
Per fortuna, sono allagati solo i campi. Per questa volta è andata bene.

—————–

*far franella in toscano è tutto quello che si fa tra innamorati senza slacciarsi i pantaloni.
E no, non vuol dire limonare. Limonare ha un gusto aspro, e far franella sa di zucchero filato…

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~ di gipo su 2013.

9 Risposte to “Padule, 19 marzo”

  1. Il sole? Ma dove!

    —Alex

  2. A volte, attraversando il padule allagato sulla bientinese (ovviamente dissestata, ma questo è altro argomento), mi sembra di attraversare il Mar Rosso diviso in due. Perché la strada sta quasi a pelo d’acqua ed è l’unica striscia di terra emersa. Suggestivo e, talvolta, pericoloso 😉

  3. “far franella”… carino, anche se mi suggeriva più un “fare disastri” per l’assonanza con “frana”! 🙂

    • io sapevo che derivava da flanella, e quindi aveva il senso di stropicciare, invece su wikipedia guarda cosa ho trovato: un francesismo!

      “L’espressione “far flanella” è usata per: far passare il tempo oziosamente, non combinare nulla. L’espressione trae origine al tempo delle case chiuse. Era il rimprovero della tenutaria, o maîtresse, verso il cliente che sostava lungo tempo nell’atrio senza consumare. Il termine flanella però, in questo caso, non viene usato in riferimento al tessuto bensì è derivabile dal verbo francese flâner che vuol dire, appunto, bighellonare, perdere tempo.”

      • l’influenza del francese nei dialetti italiani è impressionante! 😀

      • (d’ailleurs, averceli avuti fra i piedi per qualche secolo da qualche parte doveva uscire…)

        • poi noi toscani gli s’è mandato la caterina dei medici a insegnargli come si sta al mondo…
          (anche le crepes all’uovo – non quelle normanne – l’hanno imparate da lei)

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